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Donazione e Successione: Come le Donazioni in Vita Incidono sull'Eredità

Tuo padre ha donato un appartamento a tuo fratello dieci anni fa. Adesso è morto. Quell'appartamento conta ancora nell'eredità? Tuo fratello deve "restituirlo" al monte per riequilibrare le quote? E le tasse di successione che pagherete tengono conto di quella donazione?

Il rapporto tra donazioni fatte in vita e successione ereditaria è uno degli argomenti più fraintesi — e più conflittuali — del diritto italiano. E dal 1° gennaio 2025, una riforma importante ha cambiato le regole.

Le donazioni entrano nell'eredità? Il concetto di collazione

La collazione è il meccanismo con cui la legge riequilibra le donazioni che il defunto ha fatto in vita a uno o più eredi. In sostanza: se un genitore ha donato 200.000 euro a un figlio da vivo, e poi muore lasciando altri beni, quel figlio dovrà "conferire" — cioè sommare idealmente — quei 200.000 euro al patrimonio ereditario prima di dividerlo con i fratelli.

L'obiettivo è garantire che ciascun figlio riceva complessivamente la stessa quota, tenendo conto anche di quanto ha già ricevuto in vita.

La collazione si applica automaticamente tra coeredi in linea retta (figli e genitori) e tra coniugi. Non si applica ai donatari che non sono eredi — se il defunto ha donato a un nipote che poi non eredita, quel nipote non deve collazionare nulla.

Collazione in natura vs. collazione per imputazione

Ci sono due modalità:

  • In natura: il donatario restituisce fisicamente il bene ricevuto al patrimonio comune, che poi viene diviso
  • Per imputazione: il donatario tiene il bene ma la sua quota ereditaria viene ridotta del valore della donazione ricevuta

Il testatore può esonerare un erede dalla collazione — ma questa scelta può ledere i diritti degli altri eredi legittimari se riduce la loro quota di legittima.

La riunione fittizia: calcolare le quote di legittima

C'è un secondo meccanismo, diverso dalla collazione ma spesso confuso con essa: la riunione fittizia. Serve per calcolare le quote di legittima — cioè la quota minima garantita dalla legge ai legittimari (figli, coniuge, genitori).

Funziona così: si prende il valore del patrimonio del defunto al momento della morte (il relictum), ci si aggiunge il valore delle donazioni fatte in vita (il donatum), e sul totale si calcolano le quote di legittima. Se le donazioni hanno eroso la quota di legittima di qualcuno, quell'erede può agire con l'azione di riduzione per recuperare quanto gli spetta.

La riunione fittizia serve per tutelare i legittimari. Non comporta necessariamente che le donazioni vengano "restituite" — ma il donatario (che sia erede o estraneo) potrebbe essere chiamato a restituire parte di quanto ricevuto se la quota di legittima è stata lesa.

Il coacervo successorio: abolito dal 1° gennaio 2025

Per anni, il Fisco italiano ha applicato il coacervo successorio: nel calcolare l'imposta di successione, le donazioni fatte in vita venivano sommate al patrimonio relitto per "consumare" la franchigia esentasse.

Esempio: un padre dona 800.000 euro al figlio nel 2018. La franchigia per i figli è di 1.000.000 di euro. Quando il padre muore lasciando altri 500.000 euro, il Fisco aggiungeva idealmente gli 800.000 euro già donati, riducendo la franchigia disponibile a soli 200.000 euro. Sul resto (300.000 euro) si pagava l'imposta del 4%.

Il risultato era che le donazioni pregresse erodevano la franchigia della successione, tassando effettivamente ciò che avrebbe dovuto essere esente.

Dopo anni di contenziosi in cui l'Agenzia delle Entrate ha sistematicamente perso davanti alla Corte di Cassazione, il legislatore ha preso atto della situazione con il D.Lgs. 139/2024, in vigore dal 1° gennaio 2025: il coacervo successorio è definitivamente abolito.

Da questa data, le donazioni fatte in vita dal defunto agli eredi non vengono più sommate al patrimonio ereditario ai fini del calcolo dell'imposta di successione. La franchigia si applica integralmente alla successione, indipendentemente da quanto è stato donato in precedenza.

Esempio pratico: se il padre ha donato 1.500.000 euro al figlio nel 2020 (consumando interamente la franchigia di 1.000.000 euro per le donazioni), e muore nel 2026 lasciando altri 800.000 euro in eredità, il figlio beneficia nuovamente dell'intera franchigia di 1.000.000 euro sulla successione. Risultato: zero imposta di successione.

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Attenzione: il coacervo donativo è ancora in vigore

Qui sta l'insidia più importante della riforma: il D.Lgs. 139/2024 ha abolito il coacervo successorio, ma il coacervo donativo rimane intatto.

Cosa significa? Se il defunto effettua più donazioni in vita allo stesso erede, queste si sommano tra loro per consumare la franchigia disponibile per le donazioni. Ogni nuova donazione si aggiunge alle precedenti.

Esempio: un padre fa tre donazioni al figlio:

  • 2019: 400.000 euro (franchigia residua: 600.000 euro)
  • 2022: 400.000 euro (franchigia residua: 200.000 euro)
  • 2024: 300.000 euro (franchigia esaurita da 100.000 euro; su questi si paga il 4%)

Il coacervo donativo funziona sulle donazioni cumulative. Quello che è cambiato è che questo cumulo non si porta più dentro la successione.

Donazione o successione: qual è più conveniente?

Una domanda frequente nella pianificazione patrimoniale. Non esiste una risposta universale, ma alcuni punti fermi:

Vantaggio della donazione in vita:

  • Puoi trasferire beni ora, con certezza sulle regole fiscali attuali
  • Puoi stabilire condizioni (ad esempio, riservandoti il diritto di usufrutto)
  • Trasferisci il bene fuori dall'asse ereditario, riducendo i potenziali conflitti tra eredi

Rischi della donazione in vita:

  • L'azione di riduzione può colpire le donazioni anche molti anni dopo (20 anni per i terzi acquirenti, senza limite per gli eredi)
  • Il donatario che vende l'immobile donato rischia azioni legali da parte dei legittimari lesi
  • Il coacervo donativo consuma la franchigia delle future donazioni

Vantaggio della successione:

  • Il patrimonio rimane nella disponibilità del donante fino alla morte
  • Dal 2025, la franchigia si applica integralmente anche se ci sono state donazioni pregresse
  • Più flessibilità per rivedere le scelte fino all'ultimo

Il patto di famiglia: uno strumento strategico

Per le imprese familiari e le partecipazioni societarie, il patto di famiglia è uno strumento che consente di trasferire l'azienda ai discendenti in modo fiscalmente efficiente, con esenzione totale dall'imposta di successione (a condizione di mantenere il controllo per 5 anni).

Anche i patti di famiglia hanno una componente di collazione: i legittimari esclusi hanno diritto a una liquidazione in denaro pari alla quota che avrebbero ricevuto, pagata dagli eredi assegnatari.

Cosa fare se una donazione ha leso la tua quota di legittima

Se scopri che il defunto ha donato in vita beni che hanno ridotto la tua quota di legittima, puoi agire con l'azione di riduzione entro 10 anni dall'apertura della successione. L'azione colpisce prima il testamento (se c'è), poi le donazioni partendo dalla più recente.

Tuttavia, se il donatario ha venduto il bene a un terzo in buona fede, recuperare diventa più complicato — e dal 1° gennaio 2025, con alcune modifiche introdotte dalla riforma, le tutele dei terzi acquirenti sono state rafforzate.

In sintesi

Dal 2025 le donazioni fatte in vita non erodono più la franchigia della successione — ma il coacervo donativo tra donazioni successive è ancora in vigore. La collazione resta obbligatoria tra coeredi in linea retta, e l'azione di riduzione tutela i legittimari le cui quote sono state lese.

Se stai gestendo una successione complessa — con donazioni pregresse, più eredi e potenziali conflitti — la Guida alla Successione Ereditaria in Italia ti offre uno schema decisionale chiaro per capire cosa rientra nell'asse, come calcolare le quote e come proteggerti da contestazioni future.

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