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Legato Testamentario: Cos'è, Come Funziona e la Differenza con l'Eredità

Legato Testamentario: Cos'è, Come Funziona e Differenza con l'Eredità

Vieni a sapere che sei menzionato nel testamento di una persona cara appena scomparsa. Ti contattano gli eredi — o direttamente il notaio — e ti dicono che hai ricevuto un legato. Non sei erede. Sei legatario. Cosa cambia, in concreto?

Moltissimo. Soprattutto se il defunto aveva debiti.

Erede vs legatario: la differenza fondamentale

Il diritto successorio italiano distingue nettamente tra due figure: l'erede e il legatario.

L'erede subentra in una quota dell'intero patrimonio del defunto — attivo e passivo. Riceve una porzione (o la totalità) dell'asse ereditario come insieme unitario: beni, crediti, ma anche debiti. L'erede risponde dei debiti del defunto, in proporzione alla sua quota, fino al valore dell'eredità ricevuta (con beneficio d'inventario) o addirittura oltre, con il proprio patrimonio personale (se accetta puramente e semplicemente). Non diventa erede automaticamente: deve accettare.

Il legatario riceve invece un bene specifico, o una somma determinata, o un diritto particolare — non una quota del patrimonio complessivo. Il legato è un'attribuzione patrimoniale puntuale: questo appartamento, quella somma di denaro, il diritto di usufrutto su quel terreno. Il legatario non subentra nella posizione giuridica globale del defunto. Acquista solo ciò che gli è stato lasciato.

La conseguenza pratica più importante: il legatario non risponde dei debiti del defunto, se non nei limiti del valore del bene ricevuto. Se i creditori del defunto rimangono insoddisfatti dagli eredi, non possono rivalersi sul legatario oltre quanto ha ricevuto. Il legato è, in questo senso, una forma di successione a rischio limitato.

Tipologie di legato testamentario

Il testatore ha ampia libertà nel configurare il contenuto del legato. Le forme più comuni sono:

Legato di cosa determinata: il testatore lascia un bene specifico — un immobile, un'opera d'arte, un veicolo, un conto titoli. Il legatario acquista quel bene direttamente alla morte del testatore, senza necessità di accettazione formale.

Legato di somma di denaro: il testatore indica una cifra precisa da corrispondere al legatario. Sono gli eredi a doverla versare, a carico dell'asse ereditario.

Legato di usufrutto o rendita: il testatore attribuisce al legatario il diritto di godere di un bene per un certo periodo o a vita, oppure il diritto a ricevere una somma periodica.

Legato a favore di terzi: il testatore obbliga l'erede (o un altro legatario) a effettuare una prestazione a favore di un soggetto terzo. È una forma di legato indiretto: il beneficiario finale non è direttamente istituito nel testamento come legatario, ma ha un diritto di credito nei confronti dell'erede gravato.

Legato alternativo: il testatore designa due oggetti diversi e lascia al legatario la facoltà di scegliere quale ricevere. Se il testatore non ha diversamente disposto, la scelta spetta al legatario.

In tutti questi casi, il principio è lo stesso: il legatario acquista il diritto al legato nel momento stesso della morte del testatore, senza compiere alcun atto di accettazione. Non deve presentarsi davanti a un notaio, non deve dichiarare nulla. Il diritto si trasferisce automaticamente — anche se poi può rinunciarvi.

Il legatario e i debiti del defunto

Questa è la differenza che più conta nella pratica quotidiana, soprattutto nelle successioni dove esistono debiti rilevanti.

Quando il defunto lascia debiti — fiscali, bancari, verso fornitori, verso ex coniugi — i creditori si rivolgono agli eredi. Gli eredi rispondono con il patrimonio ereditario (e, se hanno accettato puramente, anche con il proprio). Il legatario è fuori da questa dinamica.

La regola è chiara: il legatario risponde verso i creditori ereditari e verso i legatari precedenti nel solo limite del valore del bene ricevuto. Se ha ricevuto un appartamento del valore di €200.000 e i debiti totali del defunto ammontano a €1.500.000, il legatario può al massimo essere chiamato a restituire il valore del legato nel caso in cui l'asse ereditario non sia capiente. Ma non risponde dei debiti con il proprio patrimonio personale.

C'è però un'eccezione importante: se il testatore ha gravato il legato di un sublegato — cioè ha imposto al legatario di effettuare a sua volta una prestazione a favore di un terzo — allora il legatario ha obblighi attivi nei confronti del sublegato. Ma anche in questo caso, la sua responsabilità non supera il valore di quanto ha ricevuto.

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Come si rinuncia a un legato

Il legatario, pur acquistando il diritto al legato automaticamente alla morte del testatore, può sempre rinunciarvi. La rinuncia al legato non richiede formalità particolari — non è necessario l'atto notarile come per la rinuncia all'eredità — ma deve essere espressa in modo inequivocabile.

Le ragioni per rinunciare possono essere diverse:

  • Il bene ricevuto è gravato da ipoteche o spese di manutenzione che lo rendono oneroso.
  • Il legato è un diritto di usufrutto su un bene che non si vuole gestire.
  • Il legatario preferisce che il bene resti agli eredi, per ragioni familiari o affettive.
  • Il bene ha un valore inferiore alle spese necessarie per ottenerlo (imposte di registro, trasferimento, volture).

Quando il legatario rinuncia, il legato torna nell'asse ereditario e si consolida negli eredi, secondo le quote testamentarie o legali. Se il testatore aveva designato un legatario sostituto, il legato passa a quest'ultimo.

Un avvertimento: rinunciare a un legato non è la stessa cosa che non fare nulla. Il legatario che lascia trascorrere il tempo senza esercitare il diritto né rinunciare formalmente rimane tecnicamente titolare del diritto fino alla prescrizione. Questo può creare complicazioni nei trasferimenti immobiliari e nelle successioni successive.

Legato in sostituzione di legittima: una scelta delicata

Il testatore può inserire nel testamento una clausola particolare: il legato in sostituzione di legittima. Con questa disposizione, il testatore offre a un erede legittimario (coniuge, figli, ascendenti) un bene specifico in cambio della rinuncia alla propria quota di legittima — cioè alla quota riservata dalla legge che non può essere intaccata nemmeno dal testamento.

In pratica, il testatore dice: "Invece di darti la tua quota di legittima calcolata sull'intero patrimonio, ti lascio questo appartamento. Puoi scegliere."

L'erede legittimario si trova davanti a una scelta tra due strade:

Accettare il legato: rinuncia alla propria quota di legittima e riceve solo il bene specifico lasciato nel testamento. Non può poi rivendicare l'integrazione della legittima se il legato vale meno della quota che avrebbe avuto diritto a ricevere.

Rifiutare il legato e chiedere la legittima: rinuncia al bene specifico e agisce come legittimario, rivendicando la propria quota sull'intero asse ereditario. Può farlo attraverso l'azione di riduzione, che riduce le disposizioni testamentarie degli altri eredi e legatari nella misura necessaria a reintegrare la legittima.

La scelta dipende dal valore relativo del legato rispetto alla quota di legittima calcolata sull'intero patrimonio. Se l'appartamento lasciato nel testamento vale €300.000 ma la quota di legittima sull'intero asse ereditario varrebbe €500.000, conviene rinunciare al legato e agire per la reintegra. Se il legato vale di più, o se la struttura familiare rende l'azione di riduzione complessa, potrebbe essere preferibile accettare.

Questa è una delle decisioni più delicate nell'ambito successorio, perché la scelta è tendenzialmente irrevocabile. Accettare il legato preclude la via della legittima. Conviene sempre farsi assistere da un professionista prima di comunicare la propria decisione agli altri eredi o al notaio.


Capire se si è eredi o legatari, e cosa comporta ciascuna posizione, è il primo passo per orientarsi in una successione. Ma le variabili sono molte: la presenza di debiti, la configurazione del testamento, la presenza di altri legittimari, le imposte. La Guida alla Successione Ereditaria in Italia offre una mappa completa del processo successorio italiano — dalle prime settimane dopo la morte fino alla chiusura della pratica — con strumenti pratici per chi si trova a gestire una successione senza esperienza pregressa.

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